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Salvarosa
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mwfaSalvarosa è una mwfqfrazione del mwfgcomune italiano di mwfwCastelfranco Veneto, in mwgaprovincia di Treviso.

Dista 2,5mwgg km, in direzione nordest, dal capoluogo comunale. A differenza delle altre frazioni, in posizione più marginale, è stata interessata a una rapida crescita urbana che l'ha resa in continuità con i quartieri orientali di Castelfranco.

Contents

Storia
Note

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Storia

Le origini di Salvarosa vanno ricercate nell'era mwhgpaleocristiana: si trova infatti lungo l'antica mwhwvia Aurelia che fu direttrice dell'evangelizzazione da mwiaPadova ad mwiqAsolo e probabilmente vi venne eretto un mwigsacello intitolato ai santi mwiwPietro e mwjaPaolo da cui si originò poi l'odierna parrocchialecite-ref-bord-2-0[2].

Come suggerisce il toponimo (composto da mwkgsilva "selva" e mwkwrosea o mwlarubea per la presenza di mwlqrose, o mwlgellerosa per l'abbondanza di mwlwellera - mwmaedera) il territorio fu per secoli caratterizzato dalla presenza di boschicite-ref-bord-2-1[2].

Nel mwngmedioevo fu a lungo proprietà del mwnwCapitolo dei canonici di mwoaTreviso. Di Salvarosa era Mondin di Gabriele de' Cavagnolis, cittadino di Castelfranco che nel mwoq1324 denunciò agli Anziani del mwogcomune di Treviso i congiurati che tramavano a favore di mwowCangrande della Scalacite-ref-bord-2-2[2].

Il 4 aprile mwqq1816, all'inizio della dominazione austriaca, venne dichiarato comune autonomo con frazioni mwqgSalvatronda e mwqwSan Floriano; l'ente fu soppresso il 7 febbraio mwra1862 per essere aggregato al comune di Castelfrancocite-ref-3[3].

Monumenti e luoghi d'interesse

Chiesa parrocchiale

Si rimanda alla pagina dedicata mwtadella Chiesa di Sant'Andrea (Salvarosa).cite-ref-bord-2-3[2]

Forse derivò, come già detto, da un sacello paleocristiano intitolato ai santi Pietro e Paolo. L'attuale dedicazione si spiegherebbe con l'assegnazione della chiesa al Capitolo di Treviso, il cui patrono era appunto Sant'Andrea. I canonici mantennero lo mwugiuspatronato sulla mwuwparrocchia sino al mwva1965cite-ref-bord-2-4[2].

Ampliata nel mwwg1728 e sostanzialmente rifatta nel mwww1756, l'attuale costruzione, progetto dell'architetto Antonio Barea, risale al mwxq1853 e si deve alla munificenza del mwxgpatrizio Antonio mwxwGrimani. Il nobile aveva disposto un lascito di 30.000 mwyalire austriache da destinare al luogo di culto, tuttavia alla sua morte, nel mwyq1855, i lavori si interruppero perché gli eredi avevano rivendicato l'eredità. Solo nel mwyg1878 la mwywCorte d'appello di mwzaVenezia si pronunciò contro di essi e i lavori poterono essere terminati il 30 novembre mwzq1880cite-ref-bord-2-5[2].

L'edificio si rifà all'architettura dell'atrio del mwawTeatro Accademico di Castelfranco e si avvicina quindi allo stile di mwbaFrancesco Maria Preticite-ref-bord-2-6[2].

Ca' Amata

I riferimenti più antichi su questa mwcwvilla veneta, localizzata lungo la mwdavia Postumia a nordovest della frazione, risalgono ai primi del mwdqSettecento quando, con le proprietà terriere circostanti, apparteneva a Giovanni Rizzetti. Era questi uno degli intellettuali che facevano riferimento alla cerchia dei mwdwRiccati e fu il primo di essi ad occuparsi di architettura. Il Rizzetti volle modificare la costruzione per renderla una sorta di "liceo" dove studiosi e scienziati avrebbero potuto incontrarsi e svolgere le proprie ricerche; si dedicò quindi a una serie di interventi sugli interni, mentre i lavori esterni vennero conclusi ai primi dell'mweaOttocento dal figlio Francesco.

L'edificio si sviluppa orizzontalmente con la casa padronale al centro e due mwegbarchesse ai lati le quali, inizialmente utilizzate come depositi agricoli, contribuirono in seguito ad ampliare gli ambienti residenziali. Altri due edifici, le vecchie stalle, sono disposti ortogonalmente al corpo centrale.

Il palazzo domenicale, più alto rispetto agli edifici circostanti, presenta sulla facciata mwfalesene e mwfqcornici mwfgmarcapiano che ne scandiscono lo sviluppo verticale e orizzontale. Va citata in particolare la cornice tra il piano terra e il mwfwpiano nobile la quale, proseguendo poi lungo le barchesse, conferisce unità al complesso.

Il salone centrale fu progettato dallo stesso Rizzetti facendo uso - per la prima volta nella storia dell'architettura - della "mwgqmedia armonica" che sarà tanto apprezzata da mwggFrancesco Maria Preti e da mwgwGiordano e Francesco Riccati. Il proprietario fece demolire il piano sovrastante ottenendo un ambiente molto ampio, con le aperture sovrapposte su due livelli, e lo concluse cingendolo con un mwhqballatoio di forma ottagonale. Il soffitto è ornato da pregevoli mwhgaffreschi del primo Ottocento raffiguranti mwhwUrania, mwiamusa dell'astronomia, con tre mwiqamorini.

Successivamente passata ai conti mwiwZorzi, dal mwja1993 è dei Favero che ne hanno curato il restaurocite-ref-4[4]. I terreni circostanti sono oggi adibiti a mwkqcampi da golf.

Infrastrutture e trasporti

Come già accennato, Salvarosa è stata una località rilevante per quanto riguarda i collegamenti sin dall'mwlaetà romana, venendosi a trovare in prossimità dell'incrocio tra la mwlqvia Postumia e la mwlgvia Aurelia.

Attualmente la principale arteria stradale della frazione è la mwmaSR mwmq53 "Postumia" (che non ha nulla a che vedere con l'antica via romana), la quale transita poco più a nord dell'abitato collegando Castelfranco a mwmgTreviso. Fu realizzata in tempi recenti per deviare il traffico dalla storica mwmwSP 5 "Castellana", che scorre invece più a sud attraversando alcuni centri urbani.

Subito a est del centro passa la mwnqferrovia Calalzo-Padova.

Note

cite-note-template-divisione-amministrativa-abitanti-11. In assenza di dati ufficiali precisi, si è fatto riferimento alla popolazione della parrocchia locale, reperibile nel mwpasito della CEI.
cite-note-bord-22. mwtaGiampaolo Bordignon Favero, mwtqCastelfranco Veneto e il suo territorio nella storia e nell'arte, Banca popolare di Castelfranco Veneto, 1975, pp.mwtg 17-20.
cite-note-33. mwugmwuwmwvaArchivio Comunale di Salvarosa, su mwvqbibliotecacastelfrancoveneto.tv.it, Biblioteca comunale di Castelfranco Veneto. mwvgURL consultato il 4 settembre 2013.
cite-note-44. mwwgmwwwmwxaCa' Amata (mwxqmwxgPDF), su mwxwirvv.regione.veneto.it, mwyaIRVV, 2001. mwyqURL consultato il 4 marzo 2018 mwyg(archiviato dall'mwywurl originale il 4 marzo 2018).

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